La foto (ancora, ma un’altra)

Una foto, ancora, quindi.

Qualche giorno fa mi capita di leggere di questo progetto.

Assenza/presenza In Moira Ricci. Immagine (im)possibile O Iperrealismo?

Assenza/presenza in Moira Ricci. Un progetto di una fotografa, un lavoro realizzato dopo la morte della madre. Un lavoro in cui l’artista ha rimaneggiato foto in cui compare la madre, la madre giovane, in momenti della sua vita quindi in cui la fotografa non era ancora nata, inserendo se stessa.

E allora mi è venuto in testa l’album delle foto di mio nonno Marcello. A casa dei miei c’è un album di foto di mio nonno, che mia madre ha preso fra le sue cose dopo che mio nonno è morto. È un album atipico, l’oggetto album intendo. Le foto sono infatti incollate su un vecchio libro di circuiti, facendo, mio nonno, fra le altre cose, lavori di elettrotecnica. Aggiustava radio, televisori, e molti dei suoi lavori come artista (ma questa è un’altra storia) erano pieni di collegamenti, fili elettrici, oggetti in movimento.
Non è molto semplice districarsi fra le sue foto, specialmente per me che la storia della famiglia la conosco poco. Le foto non sembrano sistemate in ordine cronologico, molte poi si sono scollate, così giri le pagine di questo album oblungo e ti cadono in grembo, mazzetti di volti in bianco e nero che poi tocca a te rimettere in ordine, ipotizzare parentele, date, luoghi. Ma quello che mi colpisce sempre quando riguardo quell’album (l’ho fatto due o tre volte), sono le foto di mia nonna.
Mia nonna nelle foto infatti non c’è mai, è stata espulsa. Tagliata via con le forbici, in modo sistematico, gruppi di volti sorridenti con un buco in mezzo, o di lato, una sorta di fiore cieco che si ripete uguale foto dopo foto, generando un effetto contrario a quello voluto. Un’assenza che diventa la presenza più forte di tutta l’immagine.
Così quando ho visto il lavoro di Moira Ricci mi è venuto in testa l’album di mio nonno Marcello, quelle foto con le quali vorrei fare qualcosa, per ridare corpo a quella presenza. O forse no, va bene così, e l’album è da vedere così come è, i circuiti elettrici stampati sulle pagine, le foto che ti cadono in grembo, il volto di mia nonna Lucia, che non compare mai, ma aleggia su tutto, dominando tutta la storia.

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