In principio era leghornhouse…

Stazione di Livorno. 10 febbraio 2009

In principio era leghornhouse.

È stato il primo – e unico – blog che ho avuto. Era un blog di coppia, a dire il vero, come adesso quei profili su fb nomefemminanomemaschio che adesso tanto fanno ridere sul web e che tanto ci fanno sentire svegli e intelligenti. Anche se ognuno di noi, si sa, è il profilo nomefemminanomemaschio di qualcun altro. In ogni caso, il primo – e unico – blog che ho avuto era un blog di coppia, e si chiamava leghornhouse.

Sono andata a controllare il primo post: 2 aprile 2008, nove anni e mezzo e passa fa. Ci scrivevamo della nostra nuova casa, che poi è sempre quella dove abitiamo adesso, la stessa da cui vi scrivo in questo momento. Della nostra nuova vita, anche, in una nuova città che era Livorno.

Poi con quel blog abbiamo smesso. Non so perché esattamente, credo un mix di cose, cose altre che ci hanno preso, pensieri vari, un moto di riposizionamento, credo questo sì, di fondo nei confronti di questa città che ci ospita ancora oggi. Livorno.

L’ultimo post 10 febbraio 2009, 127 post in tutto. L’ultimo post è una foto della stazione di Livorno, il sottopasso allagato per una qualche pioggia improvvisa. Mi ricordo bene di quel giorno, accompagnavamo mio padre e mia madre in stazione, e sul viale Carducci ho avuto la tentazione di abbassare il finestrino e cominciare a remare. Ma poi siamo arrivati, e là, in quella stazione allagata ci siamo in qualche modo, seppur metaforicamente, fermati. Amo la stazione di Livorno, mi piace girarci attorno, mi piace scriverne. Ma queste è una storia diversa.

Insomma, il primo blog fu leghornhouse, che aveva come sottotitolo produci, ristruttura (,) crepa. Prodotto abbiamo prodotto, ristrutturato abbiamo ristrutturato, crepati ancora non siamo. O forse sì, chissà, nel senso che siamo diventati altro, come è normale, e anche per fortuna. “Non sei cambiato per niente”, veramente non c’è insulto peggiore per me.

Poi c’è stato altro, tanto altro, tantissima scrittura, di quella sui file, su word, sui quaderni, di quella fissa che diventa romanzo o racconto o quantomeno ci prova, di quella volatile dei post, di facebook, l’unico social che in qualche modo alla fine frequento.

Però la fissa del blog ce l’avevo sempre. Blogspot non c’era più (giusto? non c’è più?) e anche quel progetto in qualche modo era concluso, e allora ho anche provato, mi sono fatta anche un altro blog, Cronache dai bordi mi pare si chiamasse. Dico mi pare perché me lo son fatto così bene, e così a fondo, che non avevo proprio idea poi di come tornarci e rientrarci. Perché di tutto quello che ruota attorno a come si fanno le cose a me interessa il giusto, cioè zero. Io voglio solo scrivere.

Così anche quella cosa è rimasta per aria, perché wordpress è troppo complesso per me che ho l’impulso da megafono, devo dire, devo parlare, devo scrivere, devo comunicare. Vorrei un megafono, e mettermi qui fuori, sul balcone a declamare al mio amato cortile (del mio cortile sentirete ancora parlare, vi avverto).

Cronache dai bordi è rimasto incompiuto, ma non così il mio desiderio, perché dai bordi mi sembra appunto sempre di parlare, dalla provincia della provincia, la città non toscana all’interno della Toscana, alla quale io, poi, non mi sento di appartenere per nulla. Più dai bordi di così, ecco, e in questo mio desiderio di parlare mi sono resa conto che Facebook mi andava stretto, con le sue dinamiche da contatti, con i rapporti che si stringono, inevitabilmente (e per fortuna), e quelli che si sciolgono, altrettanto inevitabilmente (e per fortuna), finisce in fondo per limitare quello che è il mio desiderio di scrivere anche di altro. Di scrittura, di lettura.

Ci vuole un posto solitario per questo, un posto come questo. Un posto in cui ci sei per tutti, e proprio per questo non ci sei per nessuno.

Questo è il mio primo post. Vediamo quanto duro.

Intanto vi lascio l’ultima foto con cui avevo chiuso. La guardo adesso,  mi rendo conto che nel riflesso dell’acqua c’è Livorno, al contrario. È un segno, sicuramente. Tutto sta a capire di cosa.

[e allora com’è che ora hai questo nuovo giocattolino?, si staranno chiedendo i miei piccoli lettori… perché per fortuna in casa c’è chi sbroglia problemi, lasciando a me la gioia del megafono. e sempre lo ringrazio]

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