Cronache dai bordi

Cronache dai bordi

Oggi pomeriggio siamo stati al parco. Non c’era molto tempo, oggi, quindi siamo andati al parchino quello detto Centro Città, il parchino dell’Odeon. E mentre ero là seduta, un occhio lontanissimo a Ettore per permettere lo sviluppo di quella cosa chiamata indipendenza seppur in sicurezza, mentre ero là, mi guardavo attorno.

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Ieri

Ieri in piscina, seduti sulle gradinate, sommersi dal frastuono combinato delle urla dei maestri, dei tuffi dei bambini, del rimbombo di un posto acusticamente infernale, la mia amica si sporge da dietro il marito, mi tira per una manica e mi fa: Oh, hai visto di Cucchi? Hanno confessato, e io le faccio di sì con la testa e poi mi rigiro a guardare la piscina, i Via! dei maestri, i tuffi scomposti dei bambini in acqua, e penso, penso che è successa una cosa veramente enorme, se ci viene il desiderio di condividerlo anche in questo canaio, in mezzo a questo frastuono tutto diverso e per questo tutto uguale, e allora, mi dico, allora questa cosa è veramente enorme, è una cosa di tutti noi, e devo scriverla, penso, per ricordarmela, perché non si perda fra mille docce e mille asciugature di capelli, fra mille merende e mille corse verso scuola, scriverla per non dimenticarla, scriverla me e anche per chi nuota in questa piscina e di questa storia sentirà parlare fra molti tanti anni.

Ieri 11 ottobre finalmente il primo carabiniere ha ammesso che Stefano Cucchi è stato picchiato. Noi proseguiremo ad andare in piscina, Stefano Cucchi non può più da nove anni. Ma ieri finalmente qualcosa è accaduto, e noi, pur nel frastuono inutile delle nostre vite, ce lo siamo detti. Siamo vivi, in fondo, nonostante tutto.

Le case degli altri

Questa è la mia casa. Cucina, stamattina. La foto, bruttaiola, mi rendo conto, è stata fatta per un mio amico online, con il quale ci scambiamo le foto delle lampade che abbiamo in casa. In primo piano quindi la Castiglioni per Floss fuori produzione,  con le sue curve perfette. Ma dietro, poi ho guardato meglio dietro, dietro si vede il cortile, le case sullo sfondo. Le case degli altri.

Ieri Ettore e un suo amico hanno preso il binocolo che sta sempre là, poggiato sul mobile accanto alla portafinestra, e si sono messi in balcone a guardarsi attorno, come faccio io, spessissimo, con le storie di questo cortile che conosco tutte e sulle quali invento quello che non conosco.

Sono le cronache dai bordi, storie minime di vite minime di persone minime, che eppure a me sembrano sempre piene di significati, e altre storie, e altri pensieri. Per questo ci viene così difficile cambiare casa. Per questo cortile, e tutto il mondo che c’è intrecciato attorno.

Tutte le strade portano a.

Sto rimettendo ordine nei vari pezzi scritti, nei vari quaderni scritti, in mezzo agli appunti qua e là scritti, sulle Cronache dal parco (titolo provvisorio assolutamente non soddisfacente).

La storia per ora di un gruppo di ragazzini che vive libera per la città di Livorno. E mentre cerco di capire il perché e il percome vivono liberi, stamane così mi è tornato in mente un libro che avevo iniziato, e poi lasciato là, Bambini bonsai, di Paolo Zanotti, e veramente non mi riesco a capacitare di come possa io averlo mollato là.

La storia, tesa e pulita. Lo stile, alto ma mai eccessivo. E Genova, città che in mille modi in questo periodo ritorna, in questo caso con il cimitero di Staglieno, dove io, in tanti anni di frequentazione della città, non ho mai mai visto. E il ponte sul Veilino, anche.

Appunti quindi per il mio prossimo futuro: prendere esempio dalla prosa di Paolo Zanotti (difficile, molto difficile); andare finalmente a Genova (facile, questo più facile).

 

La foto (ancora, questa volta quella che non c’è)

In questi giorni sto leggendo questo libro. Mindscapes -Psiche nel paesaggio, Cortina Editore. Non so bene come l’ho trovato, forse in uno dei miei giri su amazon, fra i libri consigliati dopo una determinata ricerca. Ho cominciato a leggere, credo di capirne non più del cinquanta per cento, ma non importa.

È una cosa che mi capita spesso, di capire ma non del tutto quello che sto leggendo, ma non è una cosa che mi disturba. Del resto, sono soggetta a fittoni fortissimi. Quando ho avuto quello per la musica classica, e ho letto volumi su volumi di storia della musica e di critica della musica, senza avere formazione, suonare una nota e capire una sola riga del pentagramma, è stato lo stesso, e così quando mi sono studiata le guerra jugoslave, la critica sull’Antologia di Spoon River da testi americani e anche un po’ scogniti, la critica su Gadda senza avere peraltro letto una riga di Gadda o quasi. Va così. A fittoni.

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La foto (ancora, ma un’altra)

Una foto, ancora, quindi.

Qualche giorno fa mi capita di leggere di questo progetto.

Assenza/presenza In Moira Ricci. Immagine (im)possibile O Iperrealismo?

Assenza/presenza in Moira Ricci. Un progetto di una fotografa, un lavoro realizzato dopo la morte della madre. Un lavoro in cui l’artista ha rimaneggiato foto in cui compare la madre, la madre giovane, in momenti della sua vita quindi in cui la fotografa non era ancora nata, inserendo se stessa.

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